Tuesday 15 May 2007

Playoff


L'ultima volta che la Pallacanestro Varese ha partecipato ai playoff era il 2004. Allora si chiamava Metis, la allenava Giulio Cadeo e fu l'anno delle clamorose nove vittorie consecutive, vanificate poi dal classico coccolone di marzo, che ci costrinse a faticare più del dovuto per raggiungere la post season.
Era quella la Varese di Jerry McCullough, playmaker pescato da Cantù, sedici punti a partita e un campionato tutto sommato niente male; i suoi compagni si chiamavano Meneghin e De Pol, Melvin Sanders e Dragan Ceranic, Farabello e Vescovi. E Tyrone Nesby, che si presentò a Masnago con 32 punti e una serie di pazzeschi numeri da circo, prima di calare pietosamente, litigare con tutto e tutti e venire cacciato in febbraio per incompatibilità con il resto della squadra e la società intera.
Dopo l'esperimento delle dodici squadre ai playoff gli anni precedenti, quella stagione si tornò alle tradizionali otto; la Metis, nonostante la sconfitta di Pesaro dell'ultima giornata, riuscì a salire sull'ultima carrozza disponibile. E incrociò Siena, quella Siena che proprio quell'anno sarebbe dovuta arrivare al coronamento di un progetto a lungo termine che prevedeva lo scudetto in tre anni. Solo dodici mesi prima la Mens Sana era giunta alle Final Four di Eurolega, fatta fuori in semifinale dalla Benetton di quel Tyus Edney giustiziere dell'Inferno Giallo del Maccabi con un tiro senza senso da metà campo che si era infilato sulla sirena.
Varese aveva battuto Siena al PalaIgnis, durante la stagione regolare, con una prestazione eroica della bandiera Cecco Vescovi; ma con il clima caldo dei playoff le cose sarebbero andate in un altro modo. Battere Stefanov, Thornton, Vanterpool, Andersen, Zukauskas, Chiacig e compagnia in una serie al meglio delle cinque partite sarebbe stata una leggera utopia per una squadra che dal trionfo del 1999 aveva perso se stessa in maniera pressochè irrimediabile, oltre a perdere Pozzecco, l'anima di tutta Varese, attirato - ahimè - dalle sirene dell'odiata Fortitudo. Fu zero a tre, anche se demmo battaglia in ogni singola partita, e alla fin fine ne uscimmo a testa più che alta.
Il Montepaschi, dicevamo, andò fino in fondo, con una convinzione di invincibilità che solo un carro armato contro un pugno di uomini a mani nude può avere: distrusse Pesaro in semifinale (e che Pesaro era quella, con il compianto Alphonso Ford, Djordjevic, Elliott, Milic, Scarone e Eley) e andò a conquistare il primo tricolore della sua storia con un ultimo atto ancora privo di sconfitte: a farne le spese fu la Skipper Bologna. Sulla panchina senese, manco a farlo apposta, Charlie Recalcati, l'uomo della stella varesina, l'uomo che ci lasciò - anche lui - per accasarsi sotto le due Torri, dove guardacaso trionfò al primo anno.
Varese, già in crisi di risultati da cinque anni, provò a risollevarsi, ma si accorse ben presto che comprare giocatori quasi a caso e metterli insieme sul parquet non poteva equivalere a rinverdire i gloriosi fasti della società. Nel settembre 2004 si presentarono a Masnago Sani Becirovic, l'uomo che in pratica aveva portato al fallimento delle V Nere bolognesi, straordinario play sloveno ma fermo a lungo per un male inspiegabile alle gambe; Norman Nolan, rocciosa ala-centro americana; Cal Bowdler, centro inguardabile e preso chissà dove; e Alain Digbeu, francese. L'inizio fu promettente, Becirovic e Nolan formarono una coppia devastante che sembrava poter superare qualsiasi ostacolo, Digbeu si rivelò, oltre che fromboliere, un difensore eccezionale. Durò poco: Sani Boy si consumò in fretta, non reggendo più a certi ritmi dopo due anni di inattività, e a fine stagione ci tradì per - e tre - la Climamio; la squadra si ruppe come un giocattolo, perse delle partite che non si potevano perdere, e chiuse mestamente eliminata dai playoff.
Nè andò meglio l'anno successivo, ovvero l'anno scorso: De Juan Collins resse un solo girone, Garnett fu l'ombra della meraviglia ammirata a Treviso, Albano non aveva certo il talento per trascinare la squadra. E così, nonostante il grande cuore di Hafnar e Howell (grande cuore ma, nel caso di Rolando, totale assenza di fondamentali) e nonostante una più che buona andata, fatta di dieci vittorie, la post season rimase un miraggio, frutto di sconfitte da prendersi a pugni per la rabbia perchè giunte al termine di prestazioni degne del Fantazoo, quello di Alvaruccio.
Questa stagione è stata sofferta, soffertissima. Holland è un campione, non si discute, ma a volte ha delle pause sconcertanti e gioca da solo; Carter ha alternato serate da indemoniato a partite scialbe e inutili; Galanda, graditissimo ritorno, è parso essere il Jack del tricolore, ma gli anni pesano e si è visto in certi frangenti; Keys e Capin sono stati brillanti in regia, soprattutto lo sloveno, grinta da vendere e talento allo stato puro, ma hanno accusato stanchezza fisica nel finale. Tuttavia, stavolta il buon avvio non è stato del tutto vanificato, anche se quattro sconfitte in serie con l'arrivo della primavera (un difetto congenito) ci avevano escluso dalle prime otto; un'impennata d'orgoglio, esploso del tutto nel vittorioso derby contro Cantù (uno spettacolo il PalaWhirlpool quel sabato) ci ha riportato, tre anni dopo, in post season. Non fosse stato per un furto arbitrale all'ultimo minuto dell'ultima partita a Casalecchio (antisportivo inesistente fischiato a Keys), ci sarebbe toccata Roma; invece, anche a causa di una scontata vittoria di Biella ad Avellino, Varese ha chiuso al settimo posto, e andrà quindi a sfidare, nei quarti di finale, l'Armani Jeans Milano, in un confronto storico e sulla carta senza troppe speranze. Però, staremo a vedere. E a tifare, soprattutto.
Comunque, tutta questa storia sui playoff era per dire che l'ultima volta che li giocammo, nel maggio 2004, accaddero certe cose del tutto esterne al palazzetto, avvenimenti che adesso sarebbe troppo lungo spiegare e dettagliare. Dirò solo che in quel mese ci furono due fatti che avrebbero segnato indelebilmente la storia. E se uno è stato appena raccontato in questo post, l'altro, per dirla con Ingra, rimane comunque un altro problema.

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